Le famiglie ci scrivono

Una figlia, un padre, un compleanno particolare

Oggi mio padre compie 90 anni.

Sarà un compleanno sottotono, come sono i compleanni adesso in tempo di Covid, senza riunioni di famiglia, senza baci. Una tranquilla giornata come tante, lui e la badante.

Il tempo è bello e passerà qualche ora al sole, in giardino o sul balcone, a seguire con gli occhi gli uccelli che volano, a guardare i bei fiori colorati – tulipani, viole, primule, le prime azalee. Del resto lui non si ricorda del compleanno, e non lo impressiona certo la cifra tonda.

Gli ho telefonato per fargli gli auguri e mi ha detto “Grazie, grazie, altrettanto. Buone cose anche a te”. Mi ha anche detto che il tempo è bellissimo.

Se avesse potuto – trent’anni fa – immaginare la sua vita ora, ora che vestirsi è un processo complesso perché bisogna prima togliere il pigiama e poi infilare la camicia, ora che lavarsi è un travaglio necessario e sgradevole ma che va fatto e la privacy se ne va a quel paese ma dopo si sta così bene, ora che uscire e fare un giretto intorno alla casa è un viaggio impegnativo perché si attraversano luoghi forse mai visti in cui è possibile perdersi, ora che spesso affiora lo smarrimento e una muta richiesta di conferma di essere nel posto giusto e che tutto va bene e si può stare tranquilli e che la persona in casa (la Nina!) sa quello che fa e decide quando è ora di mangiare e quando di bere la spremuta, se avesse potuto avrebbe scosso la testa con incredulità e avrebbe detto arrabbiato “No, no! Ma figuriamoci! Ma scherziamo! Ma neanche per sogno! Non voglio mica!”.

Mi sembra di sentire la sua voce di allora, la sua voce non è cambiata molto quando è arrabbiato.

Lui che era sempre così sicuro di sé, così autosufficiente, caparbio e orgoglioso del suo mondo complicato ma funzionante come un meccanismo ben oliato e ben manutenuto. Il lavoro in azienda prima, poi la casa, l’orto con la rotazione delle semine, l’auto correttamente guidata e revisionata, gli attrezzi divisi per tipo e funzione, gli schemi elettrici della casa “impossibilmente” precisi, tutti gli elettrodomestici corredati di garanzia, manuali, parti di ricambio.

Ma il padre di trent’anni fa piano piano se ne è andato, al suo posto c’è un altro padre, che esita nel riconoscere la funzione di una chiave, o degli interruttori della luce. È corretto considerarli la stessa persona?

Saranno sufficienti i fiori e le ore passate in giardino, al sole di aprile? “Ma come si sta bene qui! Guarda guarda…guarda che bei colori quell’uccellino lì! L’ho proprio visto posarsi sul ramo, ma adesso è dietro quelle foglie e non si vede più!”

Sarebbero sufficienti a far cambiare idea al padre di trent’anni fa, se avesse potuto immaginare?

L’altro giorno facevamo una passeggiatina fuori casa, e in un giardino del vicinato una badante spingeva una anziana in carrozzina e le diceva “E’ tua figlia, non tua sorella! Hai capito? è tua figlia!” insistendo inutilmente come ormai ho ben imparato, e mio papà mi ha guardato scuotendo la testa e mi ha detto “Hai sentito? Ognuno ha i suoi problemi”.

E io sono scoppiata a ridere. Anche lui sorrideva.”   (D.D. lettera firmata)

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