Strategie per la quotidianità

Strategie per la quotidianità

L’anziano affetto da demenza, per quanto spesso non possa dichiararlo apertamente, soffre di una grande ferita all’autostima, derivante dalla propria incapacità a fare molte cose a causa della malattia. Se vogliamo essere di aiuto, dobbiamo cambiare lo sguardo e adattare gli spazi, l’ambiente, piuttosto che il contrario, il comportamento all’anziano. Ecco alcune indicazioni utili:

Semplificare l’ambiente. Non parliamo solo dell’ambiente fisico dove la persona vive ma anche delle richieste che vengono fatte all’anziano o, più in generale, il numero complessivo di stimoli percepibili dallo stesso anziano. Per esempio ad una persona con problemi di memoria e/o di attenzione non possiamo fare domande con più alternative di risposta, tipo “vuoi mangiare la pasta con il pomodoro o il pesto o in bianco o preferisci il riso?”. Tanti stimoli possono, infatti, distrarre l’anziano a causa della sua difficoltà nel focalizzare e mantenere l’attenzione su un determinato compito.

Offrire alla persona sollecitazioni adeguate per vivere in un ambiente più stimolante. Ricordiamoci che la funzione non usata viene più facilmente compromessa, in alcuni casi persa. L’elemento “motivazione” è della massima importanza. Dobbiamo sceglier con cura un’attività sensata per il nostro anziano, o trovare un motivo per lui interessante per fare quella attività. Volendo far fare a lui la maggior parte del lavoro dovremo trovare una scusa buona e per lui accettabile per non essere noi a fare al posto suo. Non dimentichiamoci che talvolta molti strumenti usati oggi spesso non sono familiari all’anziano, per es. le attrezzature informatiche, alcuni utensili elettrici. Possiamo avere utili indicazioni dal geriatra o dallo psicologo.

• Spesso il tipo di memoria che viene colpita per prima è la memoria a breve termine (MBT), la capacità cioè di ricordare i fatti recenti e di apprendere nuove informazioni. Per rallentare questa perdita può essere utile far ripetere. E’ però molto importante che le cose da ripetere siano significative per la persona dal punto di vista emotivo-affettivo: per esempio si può sollecitare il ricordo di fatti o persone importanti della sua vita, con l’aiuto di foto o immagini. Talvolta i ricordi sbagliati – ad esempio che un parente deceduto da molto tempo sia ancora in vita – potrebbero rispondere ad esigenze psicologiche e non vanno necessariamente corretti. Si può sollecitare la funzione della memoria costruendo un’attività routinaria, cioè aiutare la persona creando l’abitudine a svolgere una specifica attività ogni giorno, stessa ora, stesso luogo. Nelle persone affette da demenza questo spesso procura una maggior partecipazione e gradimento dell’attività e, di conseguenza, riduce l’ansia e i disturbi del comportamento (aggressività, irritabilità, ripetitività, ecc). Se l’anziano non comincia una sequenza di movimenti che un tempo gli era abituale spesso – non sempre – riesce a farlo se gli diamo il “la”, cioè lo aiutiamo ad iniziare (lavarsi il viso, portare cibo alla bocca) Se si inceppa in qualsiasi punto della sequenza interveniamo in quel punto, lasciandolo però poi continuare da solo per il resto.

• Rispetto al movimento: puntare sulle funzioni iperapprese. Le capacità iperapprese sono quelle che sono state ripetute così tante volte nell’arco della vita che sembra quasi impossibile che l’anziano non sia davvero più in grado di svolgerle, per es. lavare i piatti che sono già nel lavandino, apparecchiare la tavola. Gli elementi routinari e più semplici di queste funzioni sono così radicati nel sistema psicomotorio delle persone che sono anche i più semplici da risvegliare e far sì che vengano messi in azione.

• E’ utile proporre agli anziani con le funzioni cognitive compromesse quelle che vengono chiamate “attività senza sconfitta”, cioè tutte quelle attività in cui qualsiasi risposta va bene. Esse permettono all’anziano di rispondere senza essere soggetto alla frustrazione dell’insuccesso. Le attività devono essere strutturate in modo che non sottolineino tanto la correttezza delle risposte quanto il carattere di gioco o di semplice occasione di conversazione. Tramite attività senza sconfitta aiutiamo a ristabilire in qualche misura l’autostima e soprattutto limitiamo il disagio della persona, che si sente accettato e magari utile. Occorre stabilire una “alleanza terapeutica”, cioè un legame basato sulla comune volontà di risolvere il problema. Solo se c’è simpatia e complicità, reale comunicazione e fiducia, l’anziano mobiliterà le sue risorse cognitive. La persona che aiuta deve essere percepito come un “complice” che gli è vicino in tutte le situazioni frustranti e condivide i suoi sentimenti, non una maestro/a che punisce gli errori o come qualcuno che perde la pazienza e alza la voce di fronte ai dubbi o gli errori ripetuti.

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