Autosufficienza o autonomia? Di cosa parliamo?

Autosufficienza o autonomia? Di cosa parliamo?

Come caregiver di anziani non più autosufficienti che affrontano le loro limitazioni con fatica e come caregiver spesso di età over 50 (definiti dalla sociologia “giovani anziani”) credo sia utile che ci poniamo la domanda: autosufficienza e autonomia sono la stessa cosa?

Si tratta di riflettere per aiutare i nostri anziani ma anche per cominciare a pensarsi nel futuro.

Spesso usiamo le due parole come se avessero lo stesso significato. Ma non è così! Per chiarirci le idee proviamo a partire dal consultare il vocabolario.

Autosufficienza: Che basta a se stesso, che non ha bisogno dell’aiuto altrui.[1]

Autonomia: “La facoltà e capacità del singolo di regolarsi liberamente. Per estensione: il potere del soggetto di dare a se stesso la propria legge.”.[2]

Allora se autonomia e autosufficienza sono cose diverse, perché facciamo come se non lo fossero e in che modo ciò condiziona la nostra immagine della vecchiaia? Educati a pensare che solo vergogna e perdita accompagnino il declino dell’agilità mentale e fisica, troviamo questa transizione impietosa. Dipendenza e autonomia non si escludono a vicenda, non eliminanola nostra capacità di continuare a dare forma alla storia della nostra vita, a fare scelte e sostenere connessioni con altri in accordo con le nostre priorità. La dipendenza non significa impotenza ed è diversa dall’incompetenza!

Per essere autonomi è possibile – e necessario – accettare il potere di qualcun altro. Più ci aggrappiamo all’illusione che possiamo gestire le transizioni da soli, meno saremo preparati a farlo!

Ricordiamoci chenon perdiamo mai la capacità di autonomia cioè di darci regole da soli ma cambiano le regole.

In realtà occorrepensare all’autonomia in presenza di reciprocità. Che vogliamo dire?

Nessuno è davvero indipendente: ogni rapporto umano richiede reciprocità. Veniamo al mondo indifesi, le relazioni sono ciò che conta, che ci fa sopravvivere, che ci fa crescere eppure nella nostra società l’interdipendenza viene ignorata. Da bambini ci sentiamo onnipotenti ma, crescendo, impariamo a riconoscere i limiti e ad usare strategie per affrontarli – risolverli o conviverci.

Non si può essere autonomi da soli, l’autonomia richiede collaboratori, richiede di stabilire, mantenere, nutrire relazioni. E ciò ha più senso che fare un feticcio della fiducia in se stessi. Idealizzare l’indipendenza, l’autosufficienza alimenta il mito dell’”essere senza età”.

Il problema c’è, non neghiamolo, ma possiamo scegliere quale paio di occhiali indossare per guardarlo (depressivi e limitanti o propositivi, interagenti, …), insomma, occhiali diversi.

E’ più importante come mi vedo io e come mi vedono gli altri? E’ prioritario per me come mi vedono gli altri o conservare i miei interessi, le mie passioni, la vitalità e la curiosità? Se la carrozzina mi consente di uscire e vedere ancora il mondo, evviva la carrozzina! Se vivo la carrozzina come una défaillance della mia indipendenza e fonte di pietà da parte degli altri, allora la rifiuto e mi chiudo in casa.

La nostra cultura punta tuttosull’autosufficienza. Nessun mito è più forte di quello dell’individualismo come se indipendenza e successo dovessero andare di pari passo e appoggiarsi agli altri fosse non solo segno di fragilità fisica ma anche di debolezza di carattere. Il fatto che la nostra società idealizzi l’autosufficienza/indipendenza, amplifica le ansie e le domande tacite su cosa possa rappresentare per noi un aiuto.

Qualcuno parla dell’autosufficienza come di una ”trappola” in cui cadiamo anche perché viviamo in una società/cultura che non è age-friendly[3]. Prima si è iniziato a parlare di eliminare le barriere architettoniche prima per le persone portatrici di handicap, poi per le persone anziane.

In realtà, se proviamo a rifletterci e a osservare la nostra esperienza quotidiana, eliminare le barriere architettoniche nelle città aiuta di più genitori con bambini piccoli, viaggiatori con valige, passanti pieni di sacchetti che non disabili. Le comunità agefriendly non sono solo per le sedie a rotelle e deambulatori ma anche per le lettighe, gli skateboard, per i passeggini, i fattorini, o anche solo per le persone stanche!

La strategia di sforzarsi di non chiedere, resistendo con tutte le proprie forze alla necessità di aiuto è comprensibile ma miope, inoltre ci limita ed esaurisce le energie. Oltretutto aggrapparsi all’autosufficienza ci impedisce di sfidare il modo in cui la nostra società vede i vecchi e gli imperfetti.

Abbiamo bisogno di aiuto e di compagnia! Occorre che impariamo a riconoscerlo e ad accettare l’aiuto senza vergogna, anzi, con vera gratitudine.


[1] www.treccani.it/vocabolario/ricerca/autosufficiente/

[2] www.treccani.it/vocabolario/autonomia/

[3] Secondo l’OMS (2006) per favorire l’invecchiamento attivo e l’inclusione sociale delle persone anziane bisognerebbe puntare alla trasformazione delle città in città age-friendly: ciò consentirebbe alle persone di ogni età di partecipare attivamente alla vita della propria comunità e a rimanere attive durante l’ invecchiamento.

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